UNA STORIA DI PROGETTO SCOLASTICO DI INCLUSIONE SOCIALE,PARE UN EVENTO STRAORDINARIO IN UNA VITA DOVE I DISABILI SONO ANNULLATI SOCIALMENTE

Mercoledì, 10 Maggio, 2017

Pensate se nel Comune della vostra città lavori una persona in carrozzina, questi stimola l'ufficio tecnico a stare attenti a non autorizzare progetti con barriere architettoniche, oppure stimoli le scuole della città a realizzare progetti formativi che si basi sull'inclusione. Ecco non è un sogno... accade a Montesilvano vicino a Pescara, dove il direttore dell'ufficio disabili si chiama Claudio Ferrante, lui vive in carrozzina. Alcuni istituti scolastici grazie a lui gurdano alla disabilità con un occhio più adeguato, quindi è accaduto davvero... hanno fatto un lavoro verso l'INCLUSIONE, per vedere come potesse essere una città PERTTUTTI.

Per due giorni hanno studiato lo stile di vita dei cittadini disabili, quotidianamente ostacolati dalle barriere architettoniche, toccandone con mano le difficoltà, per poi progettare quella che sarà la Pescara accessibile di domani. È stato questa l'iniziativa a cui, ieri e mercoledì, hanno preso parte gli studenti delle classi terza A, quinta A e quinta B, indirizzo Costruzioni, ambiente e territorio, dell'Istituto tecnico Acerbo di Pescara nell'ambito del progetto Tutti per uno, uno per tutti. Effetti straordinari di sinergie a scuola.
«Un progetto globale - spiega Annateresa Rocchi, dirigente scolastica -, che affronta il problema del diverso a tutto tondo e questa volta ha fatto comprendere agli studenti cosa vuol dire non riuscire a muoversi autonomamente. Tutto questo per formali alla cittadinanza reale, attiva, e dar loro anche una formazione su cosa vuol dire essere consapevoli delle problematiche diffuse nella società in cui entreranno a far parte». A fare da guida, in questa due giorni all'insegna della conoscenza della disabilità e delle sue problematiche, è stato il direttore dell'Ufficio disabili del Comune di Montesilvano, Claudio Ferrante: «Ho diviso questo percorso - racconta - in una parte teorica, dedicata alle emozioni e all'approfondimento del significato culturale della disabilità, con la quale i ragazzi hanno compreso il messaggio e modificato sia il loro linguaggio che il loro modo di comportarsi. È questo ciò che la scuola deve fare, insegnare a essere oltre che ad apprendere». Nella seconda parte di ieri, invece, i ragazzi hanno sperimentato concretamente le difficoltà di muoversi in carrozzina all'interno della città, provando a camminare sulla ghiaia, a salire su di una passerella ripida, oltre che a scenderne: «I ragazzi - sottolinea Ferrante - hanno così compreso quello che noi e l'Oms diciamo da tempo, ovvero che la disabilità è una condizione di salute in un ambiente sfavorevole e non una malattia. Può essere ridotta o risolta, solo mettendo in atto strategie culturali e architettoniche per consentire alle persone di integrarsi e inserirsi nella società».
Lo ha capito bene il giovane Lorenzo: «Quando ti muovi su di una carrozzina - riconosce lo studente -, inizi a vedere un mondo che prima sfuggiva, è una realtà completamente nuova. Bisognerebbe non porre ulteriori ostacoli in città a coloro che ne hanno già tanti».