I RICORSI AL TAR DEI GENITORI PER IL MANCATO SOSTEGNO NON SI POTRANNO' PIU' FARE (!!), IL GOVERNO HA MODIFICATO LA LEGGE...BASTA RICORSI!

Martedì, 16 Maggio, 2017

Abbiamo raccolto questo articolo dalle agenzie di stampa, denuncia  l'ennesimo abuso della scuola sul diritto degli studenti disabili ad essere assistiti durante le ore di scuola da insegnanti di sostegno formati per questo. Tutto ciò oramai è abitudine, il venir meno dei dirigenti scolastici, non adempiono alle leggi vigenti. Purtroppo riteniamo che siano spinti a questa illegalità dal governo stesso. Ad avvalorare questa nostra tesi ora c'è la nuova legge sulla scuola, i genitori non potranno più ricorrere al TAR non servirà, quindi subire le illegalità dei Dirigenti e del Governo che evidentemente non vogliono le persone disabili.

Comunque leggiamo...

Le esigenze di risparmio sui conti pubblici non possono limitare il diritto degli alunni disabili a essere assistiti durante le ore di scuola da insegnanti di sostegno. Lo ha affermato la sesta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza 2023/2017, che rappresenta una decisione-pilota, nel senso che orienterà il contenzioso seriale che sul tema affolla i Tar per poi ricadere su Palazzo Spada.

Il caso nasce in Toscana, dove a un bambino della scuola per l’infanzia, portatore di deficit cognitivi con diagnosi di gravità, vengono attribuite 25 ore di sostegno settimanali,per questione di costi ridotte dall’Ufficio scolastico regionale (Usr) a 13 ore settimanali. La mamma del piccolo presenta, dunque, ricorso al Tar, che intima al ministero dell’Istruzione e all’Usr di assegnare all’alunno le 25 ore previste. Ministero e Usr non si arrendono e si appellano al Consiglio di Stato, sostenendo, tra l’altro, il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, perché sulla materia avrebbe dovuto pronunciarsi il giudice civile.

A Palazzo Spada. 
Tesi non suffragata da Palazzo Spada, che ha riconosciuto la propria competenza a intervenire sulla questione. Nel merito, poi, i giudici di Palazzo Spada hanno confermato - con una lunga disamina firmata da due relatori: il presidente della sesta sezione, Luigi Maruotti, e il consigliere Francesco Gambato Spisani - l’orientamento del Tar. Il Consiglio di Stato ha dapprima ripercorso la normativa che determina l’assegnazione delle ore di sostegno agli studenti disabili, considerata «di “qualità” molto scarsa (...) e di difficile lettura sia per i genitori, sia per gli operatori scolastici». E questo in contrasto - soprattutto in un settore relativo ai diritti fondamentali di una parte importante della popolazione degli alunni, e di riflesso dei loro genitori - con il principio «per il quale tutte le istituzioni repubblicane - si legge nella sentenza - devono facilitare l’individuazione delle regole applicabili».

Il rischio di atti illegittimi .
Il meccanismo che porta all’assegnazione delle ore di sostegno - proposta delle ore da parte del Gruppo di lavoro operativo handicap (Gloh) della scuola, verifica e decisione degli Uffici scolastici regionali, effettiva ripartizione delle ore effettuata dal dirigente scolastico sulla base delle indicazioni dell’Usr - non può determinare, lungo l’iter, un taglio alle ore. Neanche per motivi di bilancio pubblico: «anche in presenza di disabilità lievi o medie, le “proposte” del Gloh devono avere un seguito», scrive il Consiglio di Stato. E questo significa che il dirigente scolastico deve attribuire allo studente disabile il numero di ore indicato dal Gruppo di lavoro handicap, altrimenti corre il rischio di emanare atti illegittimi. 
La palla, dunque, è nelle mani del dirigente scolastico, al quale il Consiglio di Stato indica una serie di passi da compiere nel caso non riesca a ottenere il numero di ore di sostegno chieste. Intanto, il dirigente deve insistere presso gli uffici scolastici competenti, chiedendo anche l’intervento del ministero dell’Economia; se esiste un ricorso al giudice amministrativo da parte di genitori di alunni disabili non adeguatamente assistiti, deve trasmettere una relazione alla Corte dei conti; infine, «non può - dicono i giudici - che affrontare la situazione venutasi a verificare suo malgrado contra legem e redistribuire provvisoriamente le ore di sostegno, in attesa che siano rese disponibili dall’Ufficio regionale tutte le risorse necessarie».