CAMPANIA E TRENTINO SARANNO TERRE DI RICERCA PER L'AUTISMO, ESPERIMENTO FATTO CON SOGGETTI NON SUPERIORI AI DUE ANNI.

Domenica, 4 Giugno, 2017


NAPOLI. Parte da Napoli un progetto sperimentale di ricerca sui disturbi dello spettro autistico in bambini di età compresa tra i 24 e i 48 mesi . Obiettivo dell'iniziativa è integrare tra loro interventi terapeutici «evidence-based» e declinarli nei diversi contesti di vita, ponendo attenzione al profilo funzionale del bambino. Lo studio pilota, che vede coinvolti l'Istituto Superiore di Sanità, quattro università italiane (Università di Trento, Università di Napoli Federico II, Università della Campania Luigi Vanvitelli, Università Milano-Bicocca) e tre centri di riabilitazione e formazione (Fondazione Istituto Antoniano, Centro medico riabilitativo Pompei, La casa dei Giochi onlus), prevede l'integrazione di interventi con approccio evolutivo diretti al bambino, il coordinamento con la scuola, a partire dall'esperienza maturata dalla professoressa Paola Venuti dell'Università di Trento e il coinvolgimento attivo dei genitori attraverso il Pact (Pre-school Autism Communication Therapy). A far parte dell'équipe medica che parteciperà al progetto, insieme a Maria Luisa Scattoni, a Giovanna Gison e Andrea Bonifacio, sarà Goffredo Scuccimarra, neuropsichiatra infantile, direttore della Fondazione Istituto Antoniano.

E' propri il direttore a spiegare il metodo "Lavoreremo con circa 20 piccoli pazienti di età compresa tra i 24 e i 48 mesi, cercando di verificare l'efficacia di un modello di intervento integrato bambino-famiglia-scuola. I bambini saranno segnalati da diverse strutture operativa che operano nell'ambito dell'Asl Na 3". Il lavoro di ricerca durerà un anno, inizia con una fase di formazione. Diversi operatori saranno formati per facilitare gli interventi integrati che abbiamo previsto. Per noi è fondamentale lavorare su un modello di intervento "bambino-famiglia-scuola" con una serie di attività integrate. Naturalmente la parte formativa e gli approcci sono standardizzati per favorire il lavoro di ricerca".

Poi da un idea di quel che è l'obiettivo: "L'intento è quello di intervenire quando i bambini sono ancora piccoli con un approccio non rigido, che tenga conto della spontaneità, del contesto e dell'età del piccolo. La famiglia, ad esempio, avrà un ruolo fondamentale e la nostra terapia passerà dai genitori. È importante,come le dicevo, lavorare su diversi fronti, perché l'intervento deve essere integrato. Non proprio, il nostro approccio non è comportamentale, ma evolutivo."

Se il progetto dovesse andare bene si avranno dei concreti risultati che potrebbero esserci per i piccoli pazienti nel migliorare la situazione di vita dei bambini e delle loro famiglie.